Gaetano
Gru…gru…gru…
Sono sveglio a letto, ma la mamma dorme.
Ho provato a svegliarla, ma continua a dormire. La sua pancia è morbida e calda sotto le coperte. Molliccia. Alla mamma però non piace la sua pancia. Ogni tanto fa la ginnastica per farsela passare. Io voglio che la pancia della mamma rimane così per sempre, come la pizza quando è cruda. Ci tuffo la faccia e annuso tutto il profumo. Quando metto la faccia dentro la pancia della mamma sento un calore dentro di me.
Gru…gru…gru…
È il piccione sulla ringhiera. Mi piace il verso che fa. Vorrei vederlo ma so che se faccio rumore vola via. Chiudo gli occhi e mi riaddormento un altro po’.
La mamma si alza. Mi lascia dormire. Forse è domenica, perché non mi sveglia per andare all’asilo e sento che va in cucina e si mette a parlare con papà. Mi piace sentirli parlare, anche se non capisco cosa dicono. Sento che stanno tostando il pane.
Allora scendo dal lettone e vado in cucina perché mi piace il pane caldo con le righine scure. Il pavimento è freddo, ma papà mi prende in braccio e mi avvolge nella sua vestaglia blu. È come una capanna. Anche papà fa profumo, ma un profumo diverso. Io lo chiamo “profumo di papà”, è quello che si spruzza dopo che si fa la barba.
È domenica, sì. Il mio zainetto è appeso al gancio dell’ingresso. Sono felice perché posso rimanere in pigiama e fare qualche lavoretto con la colla. Anche se la cosa che mi piace di più sono i martelli. Ho imparato a disegnarli e adesso li disegno sempre, su tutti i fogli e una volta anche sul muro e papà si è arrabbiato. Ne ho anche uno di legno, ma non è bello come quello che ha il nonno nel suo bancone degli attrezzi.
Dopo colazione, ritaglio da un giornalino la forma della casetta del mio personaggio preferito e provo a incollarla con la colla. Devo provarci da solo perché mamma e papà stanno sistemando delle cose in casa. Mi piace mettermi la colla sulle dita, fa profumo di mandorla, come lo shampoo di nonna. Quando si asciuga la stacco via tutta insieme, sembra la pelle di un serpente, quella che ho visto una volta in campagna.
Mia sorella dorme ancora. Forse riesco a usare i suoi colori di nascosto, quelli per la scuola che non mi fa toccare mai e che fanno venire i disegni bellissimi.
La domenica posso guardare i cartoni animati sul divano, dopo colazione. Mamma e papà aprono tutte le finestre, ma io sono avvolto nella coperta e sono al calduccio.
Mia sorella si è svegliata. È più grande di me e non sempre è gentile. Però ogni tanto mi fa usare le sue cose da grandi. Ha un sacco di figurine e me le fa incollare su un quaderno piccolo viola con il lucchetto.
Giochiamo un po’, poi dobbiamo prepararci e vestirci per bene perché andiamo a pranzo dai nonni. Mi pettino i capelli all’insù e papà mi mette anche il gel. Mi guardo allo specchio appeso sul lavandino. Adesso che ho quattro anni arrivo a vedermi la parte alta della testa. Ho i pantaloni di velluto, quando li accarezzo con la mano cambiano un po’ colore.
In macchina devo sedermi ancora dietro, sul seggiolino e non vedo bene la strada. Non vedo l’ora di potermi sedere davanti e toccare i tasti dello stereo.
Arriviamo dai nonni. La nonna sa di borotalco e frittura. Ha il grembiule sporco di cioccolata. Quindi forse ci sarà la crostata dopo pranzo.
Il nonno mi porta a vedere il suo banco degli attrezzi. È bellissimo vedere in alto, quando mi solleva. Ha un sacco di chiavi che luccicano e nei vasetti della salsa di pomodoro ci sono viti e bulloni. C’è anche il martello. Quello vero. Una volta me lo ha fatto usare per mettere dei chiodi su un pezzo di legno.
Mi batte forte il cuore, così forte che lo sento nelle orecchie. Vorrei usarlo anche adesso, ma i grandi mi dicono di no. Non è giusto. Sento di nuovo un calore dentro di me, ma stavolta non è piacevole. Mi viene da piangere, forte, forte, fortissimo. Mi cola il naso. Prendo a calci il nonno. Sono arrabbiatissimo. I grandi si arrabbiano perché io mi arrabbio. Ci arrabbiamo tutti. Io piango e i grandi urlano.
Arriva la nonna, mi asciuga le lacrime con il grembiule e rimprovera mamma, papà e nonno perché mi hanno sgridato.
“Gaetano, vieni con nonna. Mi serve aiuto per mescolare il pomodoro, lo fai tu che sei grande?”
Io non capisco cosa ho fatto di male. Volevo solo il martello!